La stagione dell’AspettoSospetto è terminata cari compagni.
Il Carini tuttavia non demorde e cerca di annoiare qualcuno sfruttando un nuovo spazio: www.facebookmihaucciso.wordpress.com .
Good Bye Freghi.
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Inserito in tra me
La forza della ragione NO TAV.
Sul blog rifondamarsciano.wordpress.com era stato postato un articolo ben fatto sulle ragioni del movimento in Val di Susa. Copio e incollo il contenuto di seguito, perché capire le ragioni del movimento è fondamentale per comprendere quanto sta avvenendo in questi giorni.
Da diversi anni è in corso in ValSusa una manovra di resistenza organizzata contro la linea ad alta velocità ferroviaria Torino-Lione (TAV). Quello che fanno credere i media è che gli oppositori siano pochi e comunque motivati solamente dal fatto che “gli passa il treno sotto casa”. Nella manifestazione di giugno c’erano 30000 persone (in tutta la Val Susa ci sono 50000 abitanti).
Non posso di certo smentire questa motivazione, ma in realtà i motivi veri (che vengono metodicamente nascosti dai media) sono ben altri:
1. La tratta Torino-Lione è completamente inutile: nella Val Susa esiste già una linea ferroviaria sottoutilizzata, in grado di reggere il traffico richiesto (considerando i tassi di crescita) almeno fino al 2050.
2. La linea in costruzione è esclusivamente merci, non si avrebbe alcun vantaggio in termini di tempo per la percorrenza da Torino a Lione. I treni passeggeri comunque continuerebbero a transitare nella linea storica con i tempi di percorrenza attuali.
3. Nel tratto montano (e quindi da Torino alla Francia), comunque non sarebbe una tratta ad alta velocità perchè la conformazione del terreno montano non la rende possibile.
4. L’amianto sotto al Musinè c’e’ veramente (è già ampiamente dimostrato), e nei progetti non c’è il minimo accenno ad un piano di messa in sicurezza dell’amianto estratto (è previsto semplicemente uno stoccaggio in valle a cielo libero), che con i frequenti venti della ValSusa verrebbe distribuito e respirato in tutta la cintura ovest di Torino ed in Torino stessa. Le malattie causate dalla respirazione di anche solo 1 fibra di amianto vengono diagnosticate 15 anni dopo l’inalazione. Dal momento della diagnosi la mortalità è del 100%, ed il tempo di vita medio è di 9 mesi.
5. Il corridoio 5 (tratta Lisbona-Kiev) di cui questa tratta sarebbe parte fondamentale non esiste: da Trieste verso est l’opera è bloccata in tutti i suoi aspetti.
6. Finanziariamente è un disastro annunciato: perchè vada in attivo, nella tratta dovrebbe passare un treno merci ogni 3 minuti, 24 ore al giorno. Per questo motivo, al momento nessun privato si è impegnato finanziariamente, banche e fondazioni comprese. La tratta è costosissima, ed i soldi non ci sono: è notizia recente che nella finanziaria di questi giorni sono stati tagliati quasi tutti i fondi per le grandi opere. Gli unici soldi su cui si regge l’opera sono i finanziamenti europei.
7. Se dovessi elencare tutte le implicazioni legali del ministro Lunardi (mi spiace, ma non riesco proprio a dare dell’onorevole ad una persona del genere) questo documento diverrebbe troppo lungo. Dico solo che l’appalto per la costruzione del tunnel di 52Km (7,5 miliardi di euro) è stato vinto da una ditta francese che l’ha subbappaltato alla francese RockSoil, di proprietà della moglie.
Forse ora è più chiaro e motivato perchè nelle proteste dei ValSusini sono presenti sempre, in prima fila, tutti i sindaci e le istituzioni di tutti i paesi della Valle, indipendentemente dal partito politico di appartenenza.
Il CIPE, incaricato di distribuire i fondi italiani, ha già eliminato la tratta Torino-Lione dalle opere da finanziare dallo stato italiano (nonostante quanto riferito dai media). L’unico obiettivo di chi il TAV lo vuole fare è quello di agganciare la pioggia di finanziamenti europei per le grandi opere; per far questo, devono poter dire che i lavori sono iniziati.
Se credete che le informazioni di questo messaggio siano false, vi invitamo a verificarle.
Post di un manifestante NO TAV pubblicato il 19/11/2005
Sei anni dopo ancora sono li…. e lo stato li picchia!
Oggi.
La lotta contro la costruzione del TAV non si ferma e le mobilitazioni che stanno avvenendo in questi giorni sono un fatto importante, che riguarda tutto il paese. Da un lato vediamo uno Stato (tecnico, pieno di professori e professorucci) che è cieco, incapace di vedere che cosa realmente chiede il popolo (suo sovrano) e che cosa provocherà la grande opera in Val di Susa; dall’altro la società civile, sempre meno ascoltata dalle istituzioni, sempre più numerosa, ma portata sempre di più a commettere gesti di disobbedienza forti e che sfiorano “il disperato”.
Quanto accaduto a Luca Abbà, personaggio importante del movimento NoTav, vittima di un incidente durante le operazioni di sgombro della polizia, è la spia di una situazione che sfiora l’inverosimile. I monaci tibetani che si danno fuoco sono considerati degli eroi. Un contadino, cioè Luca, che protesta perché lo Stato vuole bucare una montagna che lo farà morire quasi sicuramente, è considerato un pazzo.
Sugli sbirri e sulle cariche della polizia.
Ho letto alcuni messaggi su twitter del tipo “il vero eroe è quel carabiniere che si è fatto insultare, non Luca Abbà”. Ok, io dico, capisco che non è giusto insultare un carabiniere faccia a faccia, però credo anche che bisognerebbe essere presenti per capire la rabbia e la frustrazione di chi domani sarà ucciso dall’amianto e oggi viene caricato dalla polizia perché deve stare zitto e permettere a chi di dovere di “lavori per noi”.
Le cariche che sono avvenute a Porta Nuova sono un qualcosa di vergognoso.
Per maggiori info: http://www.infoaut.org/index.php/blog/no-tavabenicomuni/item/4074-la-verit%C3%A0-sulle-cariche-a-porta-nuova .
Tra l’altro gira che ti rigira i capi delle forze dell’ordine sono sempre gli stessi che hanno condotto con ignobiltà le operazioni di polizia durante il G8 di Genova del 2001 (in particolare l’irruzione alla Scuola Diaz, dove hanno introdotto molotov nella scuola dove dormivano alcuni manifestanti, l’hanno accusati di terrorismo, l’hanno picchiati brutalmente, l’hanno umiliati in tutti i modi possibili e immaginabili. Info qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Fatti_della_scuola_Diaz ).
Hacker contro la Polizia.
Anonymous Italia, il gruppo italiano dell’organizzazione Hacker più importante al mondo, ha rivendicato attacchi ai siti della Polizia (www.poliziadistato.it) e dei Carabinieri (www.carabinieri.it). Questi attacchi, collocati all’interno dell’ “OperationGreenRights”, sono stati comunicati in un articolo dal titolo “Revenge 4 #NOTAV! carabinieri.it & poliziadistato.it TANGO DOWN! #forzaluca #notav“.
Annunciati nelle piazze, questi attacchi, sono stati accolti con grandissimo entusiasmo. Non perché “tutti gli sbirri sono bastardi”, ma perché “tutti i capi degli sbirri che conducono le operazioni in Val di Susa, sono bastardi”.
Le posizioni del PD (sconcertanti).
Tuttavia, in questo mare di fatti, la cosa che mi ha fatto più ribrezzo sono state le considerazioni del Partito Democratico, quel partito che sostiene di essere l’erede diretto del vecchio PCI, quello che si offende se i partiti più radicali lo criticano di essere più di destra che di sinistra, ma che in una situazione del genere dichiarano che “le proteste sono legittime, ma i lavori devono continuare”.
Petizione.
Girando nel web ho trovato questa petizione. Io l’ho firmata. Fai altrettanto. Passa parola.
http://www.petizionionline.it/petizione/liberta-per-il-movimento-no-tav/6187
Mimmo Carini
Etichette Ambientalismo, Governo Tecnico, NoTav!, pd, Professor Monti, teniamo duro compagni!
Orsù, oramai l’argomento della settimana è il Capitano Schettino e la sua nave affondata (e non è che stava giocando a battaglia navale). Tutti in questi giorni si stanno chiedendo: “ma come è possibile che sia successa una tragedia del genere?!”, “che sciagurato, bisognerebbe ucciderlo”, “ci saranno stati accordi segreti dietro all’incidente della nave??”. Domande a cui è difficile dare una risposta.
Se infatti non sono noti i fini ultimi dell’incidente e gli accordi sotto-banco dell’azienda, ciò che risulta evidente è la dinamica del fatto, il suo rapporto con la cultura italiana e con la mentalità dell’italiano medio. Azzardando si potrebbe affermare che l’incidente è stato causato da un problema culturale. Analizziamo la dinamica dei fatti.
Schettino si trova nella nave. Accende il pilota automatico (come sempre, infatti non è in grado di guidare la nave con le sue mani) e inizia a fare un giro per scoprire se tra i passeggeri c’è qualche pulzella che vuole vedere un maschio-italiano-capitano capace di guidare una nave senza remore e al di fuori della legge (che fa sempre figo, un po’ come guidare senza casco il motorino).
Schettino si dirige verso il bar per sorseggiare qualche drink (l’aperitivo è comunque un modo di vivere la vita, che vanta l’appartenenza al gruppo di modi di vivere denominati “modi che fanno figo”). Qui incontra una donna. Non è né giovane, né vecchia, è bionda. Il Capitano inizia a sfoderare la sua virilità offrendogli alcolici e bevande (che al pubblico costerebbero più del biglietto per la tratta, ma che lui, da contratto può consumare gratuitamente).
Schettino narra la sua vita in venti minuti. Un po’ come quel video che descriveva la vita di Homer Simpson in un minuto, Schettino sfodera immagini mai esistite di un Capitano coraggioso, capace di affrontare qualsiasi tragedia, anche nel più burrascoso dei mari. Egli è virile.
Schettino e la bionda approdano in capitaneria (sottotitolo: “Guarda quanto sono bravo e vigoroso”). Il capitano spegne tutti i controlli elettronici e si improvvisa esperto di rally-su-navi. La bionda è soddisfatta e Schettino (per mostrare la sua virilità) si supera e decide di “sfiorare la costa con un dito”.
Ubriaco e soddisfatto si sente come in paradiso in compagnia della bionda che inizia piano piano a sciogliere il ghiaccio (“come sei bravo comandante… ; che uomo vigoroso che sei… ; …”). Egli è soddisfatto, il suo messaggio è arrivato.
L’imprevisto. A un certo punto però succede un piccolissimo incidente. Sarà stata la bionda a coordinare il tutto; essendo una grandissima fan di Leonardo di Caprio, avrebbe voluto vivere le emozioni del Titanic e del suo amatissimo idolo? Questo non ci è dato di saperlo.
Ecco che il Capitano è finalmente riuscito nel suo intento. Nell’isola deserta ci sono lui e la bionda. E molte casse di rum (che fanno figo). Egli tenta l’approccio con la ragazza, ma purtroppo riceve un due di picche.
Povero Capitano. Ha fatto fallire un’azienda clamorosamente grande, perché credeva che lo stereotipo del figo (uomo-virile-italiano) fosse vincente. Dobbiamo comprenderlo, non trucidarlo.
Di seguito un reportage dell’ultima scena dell’avventura vigorosa, in cui si evince (tra l’altro) come le cazzate raccontate nell’Atto III siano state bevute dalla bionda. Ce l’avevi quasi fatta: Hasta siempre Capitano!
Mimmo Carini
Inserito in poesia
Etichette "ma sono appena tornato", Costa Crocere, Homer Simpson, la vacanza che ti manca, Pirati dei Caraibi, Titanic, tragedia
E niente, la cosa è passata un po’ troppo silenziosamente secondo me. Forse non tutti lo sanno e allora noi de L’Aspetto Sospetto rincariamo la dose.
Un blog marscianese è stato querelato. (Roba grossa!)
Qui l’articolo che spiega a grandi linee la vicenda.
Nessun commento.
Mimmo Carini
Inserito in tra me
Ormai credo che l’abbiate capito che noi de L’Aspetto Sospetto siamo fieramente e fortemente contro i sanfedisti. Ieri in radio passavano una canzoncina simpatica, che mi è rimasta molto impressa. Si intitola: “Il Vaticano come fa?” (sulle note de “il coccodrillo come fa”), direttamente da “Un giorno da Pecora”, trasmissione Radiofonica di Rai Radio 2.
Libera Chiesa in Libero Stato! Egualitarismo militante.
Vaticano pagaci tu la manovra!
Mimmo Carini
Sì, è un periodo un po’ strano. L’Italia non è più un paese democratico, ma uno Stato commissariato dall’Unione Europea, le cui regole da rispettare sono quelle che decidono gli speculatori finanziari (i famosi “investitori”), i banchieri e tutto il mondo che conta, mentre al popolo non resta che accettare il famoso “diktat” (ovvero la “dittatura”) dell’UE.
Infatti la forma tecnocratica, che nel nostro paese si incarna nella figura di Mario Monti (ma che non è un unicum in Europa), sancisce che non esiste scelta: o fai così o salta tutto, è anarchia. La litania del momento è “siamo obbligati a prendere questi provvedimenti” o “serve coraggio” (di cosa non s’è capito). In tutto questo che fine ha fatto la celeberrima democrazia?
Che poi prendere provvedimenti sia un dovere non lo mette in dubbio nessuno, ma non è che bisogna per forza salvare banchieri e imprenditori corrotti. Si è parlato di patrimoniale: in uno stato democratico dovrebbe essere il popolo a decidere quali misure adottare e non una cricca di economisti legati a doppio filo col mondo della speculazione finanziaria (ovvero con coloro che speculano su questa crisi e che la alimentano). Insomma: si è capito per quale ragione una patrimoniale, anche a livello europeo, sarebbe una misura da non adottare? Considerando poi che in Italia il 10% della popolazione possiede più del 45% della ricchezza, la risposta è quantomai auspicabile.
Maggiori tasse per chi guadagna di più non potrebbe essere un’ulteriore soluzione? Aumenta il costo del carburante? Che aumenti a chi ha da spendere. E questo in tutto: se un operaio prende una multa per eccesso di velocità rischia di non arrivare a fine mese, se la prende uno uomo dallo stipendio d’oro non ci fa nemmeno caso (e spesso trova l’escamotage per non farsi decurtare i punti dalla patente, sganciando ulteriore contante). Se uno guadagna tanto la multa dovrebbe essere salata, se uno guadagna una miseria la multa dovrebbe essere proporzionata allo stipendio (anche perché prendere una multa di 500€ per uno che guadagna 10’000€ al mese – considerando la probabilità che c’è nel prenderla – è come bere un bicchiere d’acqua).
Tra l’altro coloro che si presentano oggi come portatori di prosperità, ripresa economica, benessere sociale e che ci dicono che esiste una sola strada da seguire, se non si vuole finire nel caos, sono gli stessi che hanno sottovalutato e deriso tutte le valutazioni portate avanti dagli allora contestatori della globalizzazione, del nuovo modo di fare mercato e del neo-liberismo più rampante. Ma di globalizzazione oggi non se ne parla.
Intanto nascono e crescono nuove forme di protesta: “occupy” è oramai una parola chiave nel mondo della contestazione, che, qui in Italia in maniera catastroficamente lampante, non trova un appoggio, un minimo sostegno da parte di nessun “rappresentante scelto dal popolo” (che poi non è scelto dal popolo, ma dalla dirigenza dei partiti stessi), ovvero dai parlamentari, gli interpreti della volontà popolare.
E mentre nascono queste nuove forme più che pacifiche di contestazione, il contestatore ha assunto sempre più la fisionomia del black-block e la povera gente non può che non esultare quando sente dire che è scoppiato un pacco-bomba a Equitalia.
E’ un periodo strano, in cui anche portare avanti un blog è cosa difficile.
Mimmo Carini
L’Italia è al collasso. Lo dicono i giornali. Lo dicono i politici. Lo dicono i TG. Lo dice persino Berlusconi, che si è arreso definitivamente. Il parallelismo tra la nostra penisola e quella bagnata dal mare egeo è ormai routine e le soluzioni sono sempre più nascoste, indecifrabili per i più. Quando sui giornali leggiamo la parola “spread” facciamo finta di capire, quando la parola “btp”, “bond”, “investitori stranieri”, “default”, …., andiamo in panico.
Non capendoci nulla ci affidiamo fieramente e a mani giunte alla tecnocrazia. Quindi: “piani di salvataggio imposti dall’Unione Europea”, “abbattimento del debito pubblico entro e non oltre il 2013″,… eccetera, eccetera, eccetera.
Nel resto del mondo però non è successo ovunque così. La famosa “Rivoluzione Islandese” è il caso più eclatante, dove moltissime manifestazioni hanno portato ad un referendum che ha assunto un volto rivoluzionario. Non è che io sia a favore o meno del metodo adottato dall’Islanda, ma penso che, visto che in Italia non se ne parla proprio, sia giusto almeno conoscere la nascita e gli sviluppi di questo evento: a voi il video. (Anche perché anche in Italia ci sono molti individui che urlano a gran voce la volontà di un “referendum popolare sulle questioni economiche”. Qui e qui i link agli articoli su questo argomento.)
E se c’è chi nel mondo ha “risolto” i problemi della crisi attraverso un referendum, c’è chi cerca di combattere il Sistema attraverso una protesta intelligente. Il bersaglio? Le banche. Migliaia di cittadini (principalmente attivi nel movimento Occupy Wall Street) hanno optato per delle “banche etiche” su cui versare i propri risparmi: “people not profits” è lo slogan, “persone, non profitti”. Questi due articoli raccontano bene il caso: qui e qui.
Morale. I “piantoni” non sono solo pianti immensi, ma sono anche grandi piante di oliva, sono l’elemento che accomuna noi e la Grecia. Dai piantoni nasce e cresce l’oliva; quest’anno ha scarseggiato in quantità, ma ha abbondato in qualità.
Va a vedere che che usciamo da questa crisi a testa alta e meglio di prima eh!
Mimmo Carini
Inserito in ideologia, politica
Etichette berlusconi, consumismo, donne, noi la crisi non la paghiamo, Rifondazione Comunista, teniamo duro compagni!