Il Capitano Schettino: un uomo virile.

Il Capitano Schettino con la sua divisa sbottonata che fa figo.

Orsù, oramai l’argomento della settimana è il Capitano Schettino e la sua nave affondata (e non è che stava giocando a battaglia navale). Tutti in questi giorni si stanno chiedendo: “ma come è possibile che sia successa una tragedia del genere?!”, “che sciagurato, bisognerebbe ucciderlo”, “ci saranno stati accordi segreti dietro all’incidente della nave??”. Domande a cui è difficile dare una risposta.

Se infatti non sono noti i fini ultimi dell’incidente e gli accordi sotto-banco dell’azienda, ciò che risulta evidente è la dinamica del fatto, il suo rapporto con la cultura italiana e con la mentalità dell’italiano medio. Azzardando si potrebbe affermare che l’incidente è stato causato da un problema culturale. Analizziamo la dinamica dei fatti.

Atto I – Into the Nave

Schettino si trova nella nave. Accende il pilota automatico (come sempre, infatti non è in grado di guidare la nave con le sue mani) e inizia a fare un giro per scoprire se tra i passeggeri c’è qualche pulzella che vuole vedere un maschio-italiano-capitano capace di guidare una nave senza remore e al di fuori della legge (che fa sempre figo, un po’ come guidare senza casco il motorino).

Atto II – Into the Bar

Schettino si dirige verso il bar per sorseggiare qualche drink (l’aperitivo è comunque un modo di vivere la vita, che vanta l’appartenenza al gruppo di modi di vivere denominati “modi che fanno figo”). Qui incontra una donna. Non è né giovane, né vecchia, è bionda. Il Capitano inizia a sfoderare la sua virilità offrendogli alcolici e bevande (che al pubblico costerebbero più del biglietto per la tratta, ma che lui, da contratto può consumare gratuitamente).

Atto III – Into The Life

Schettino narra la sua vita in venti minuti. Un po’ come quel video che descriveva la vita di Homer Simpson in un minuto, Schettino sfodera immagini mai esistite di un Capitano coraggioso, capace di affrontare qualsiasi tragedia, anche nel più burrascoso dei mari. Egli è virile.

Atto IV – Into The Timone

Schettino e la bionda approdano in capitaneria (sottotitolo: “Guarda quanto sono bravo e vigoroso”). Il capitano spegne tutti i controlli elettronici e si improvvisa esperto di rally-su-navi. La bionda è soddisfatta e Schettino (per mostrare la sua virilità) si supera e decide di “sfiorare la costa con un dito”.

Atto V – Into The POrno

Ubriaco e soddisfatto si sente come in paradiso in compagnia della bionda che inizia piano piano a sciogliere il ghiaccio (“come sei bravo comandante… ; che uomo vigoroso che sei… ; …”). Egli è soddisfatto, il suo messaggio è arrivato.

Atto VI – Into the Scoglio

L’imprevisto. A un certo punto però succede un piccolissimo incidente. Sarà stata la bionda a coordinare il tutto; essendo una grandissima fan di Leonardo di Caprio, avrebbe voluto vivere le emozioni del Titanic e del suo amatissimo idolo? Questo non ci è dato di saperlo.

Atto VII – Into The Wild

Ecco che il Capitano è finalmente riuscito nel suo intento. Nell’isola deserta ci sono lui e la bionda. E molte casse di rum (che fanno figo). Egli tenta l’approccio con la ragazza, ma purtroppo riceve un due di picche.

Povero Capitano. Ha fatto fallire un’azienda clamorosamente grande, perché credeva che lo stereotipo del figo (uomo-virile-italiano) fosse vincente. Dobbiamo comprenderlo, non trucidarlo.

Di seguito un reportage dell’ultima scena dell’avventura vigorosa, in cui si evince (tra l’altro) come le cazzate raccontate nell’Atto III siano state bevute dalla bionda. Ce l’avevi quasi fatta: Hasta siempre Capitano!

Mimmo Carini

L’AspettoSospetto sostiene i Fegatelli e tutto il Fegatellame.

E niente, la cosa è passata un po’ troppo silenziosamente secondo me. Forse non tutti lo sanno e allora noi de L’Aspetto Sospetto rincariamo la dose.

Un blog marscianese è stato querelato. (Roba grossa!)

Qui l’articolo che spiega a grandi linee la vicenda.

Nessun commento.

Mimmo Carini

Il Vaticano come fa?

Ormai credo che l’abbiate capito che noi de L’Aspetto Sospetto siamo fieramente e fortemente contro i sanfedisti. Ieri in radio passavano una canzoncina simpatica, che mi è rimasta molto impressa. Si intitola: “Il Vaticano come fa?” (sulle note de “il coccodrillo come fa”), direttamente da “Un giorno da Pecora”, trasmissione Radiofonica di Rai Radio 2.

Libera Chiesa in Libero Stato! Egualitarismo militante.

Vaticano pagaci tu la manovra!

Mimmo Carini

Vacche Magre.

Sì, è un periodo un po’ strano. L’Italia non è più un paese democratico, ma uno Stato commissariato dall’Unione Europea, le cui regole da rispettare sono quelle che decidono gli speculatori finanziari (i famosi “investitori”), i banchieri e tutto il mondo che conta, mentre al popolo non resta che accettare il famoso “diktat” (ovvero la “dittatura”) dell’UE.

Infatti la forma tecnocratica, che nel nostro paese si incarna nella figura di Mario Monti (ma che non è un unicum in Europa), sancisce che non esiste scelta: o fai così o salta tutto, è anarchia. La litania del momento è “siamo obbligati a prendere questi provvedimenti” o “serve coraggio” (di cosa non s’è capito). In tutto questo che fine ha fatto la celeberrima democrazia?

Che poi prendere provvedimenti sia un dovere non lo mette in dubbio nessuno, ma non è che bisogna per forza salvare banchieri e imprenditori corrotti. Si è parlato di patrimoniale: in uno stato democratico dovrebbe essere il popolo a decidere quali misure adottare e non una cricca di economisti legati a doppio filo col mondo della speculazione finanziaria (ovvero con coloro che speculano su questa crisi e che la alimentano). Insomma: si è capito per quale ragione una patrimoniale, anche a livello europeo, sarebbe una misura da non adottare? Considerando poi che in Italia il 10% della popolazione possiede più del 45% della ricchezza, la risposta è quantomai auspicabile.

Maggiori tasse per chi guadagna di più non potrebbe essere un’ulteriore soluzione? Aumenta il costo del carburante? Che aumenti a chi ha da spendere. E questo in tutto: se un operaio prende una multa per eccesso di velocità rischia di non arrivare a fine mese, se la prende uno uomo dallo stipendio d’oro non ci fa nemmeno caso (e spesso trova l’escamotage per non farsi decurtare i punti dalla patente, sganciando ulteriore contante). Se uno guadagna tanto la multa dovrebbe essere salata, se uno guadagna una miseria la multa dovrebbe essere proporzionata allo stipendio (anche perché prendere una multa di 500€ per uno che guadagna 10’000€ al mese – considerando la probabilità che c’è nel prenderla – è come bere un bicchiere d’acqua).

Tra l’altro coloro che si presentano oggi come portatori di prosperità, ripresa economica, benessere sociale e che ci dicono che esiste una sola strada da seguire, se non si vuole finire nel caos, sono gli stessi che hanno sottovalutato e deriso tutte le valutazioni portate avanti dagli allora contestatori della globalizzazione, del nuovo modo di fare mercato e del neo-liberismo più rampante. Ma di globalizzazione oggi non se ne parla.

Intanto nascono e crescono nuove forme di protesta: “occupy” è oramai una parola chiave nel mondo della contestazione, che, qui in Italia in maniera catastroficamente lampante, non trova un appoggio, un minimo sostegno da parte di nessun “rappresentante scelto dal popolo” (che poi non è scelto dal popolo, ma dalla dirigenza dei partiti stessi), ovvero dai parlamentari, gli interpreti della volontà popolare.

E mentre nascono queste nuove forme più che pacifiche di contestazione, il contestatore ha assunto sempre più la fisionomia del black-block e la povera gente non può che non esultare quando sente dire che è scoppiato un pacco-bomba a Equitalia.

E’ un periodo strano, in cui anche portare avanti un blog è cosa difficile.

Occupy Melbourne - Week Two

Mimmo Carini

Piantoni.

ragazza stadio greca donnaL’Italia è al collasso. Lo dicono i giornali. Lo dicono i politici. Lo dicono i TG. Lo dice persino Berlusconi, che si è arreso definitivamente. Il parallelismo tra la nostra penisola e quella bagnata dal mare egeo è ormai routine e le soluzioni sono sempre più nascoste, indecifrabili per i più. Quando sui giornali leggiamo la parola “spread” facciamo finta di capire, quando la parola “btp”, “bond”, “investitori stranieri”, “default”, …., andiamo in panico.

Non capendoci nulla ci affidiamo fieramente e a mani giunte alla tecnocrazia. Quindi: “piani di salvataggio imposti dall’Unione Europea”, “abbattimento del debito pubblico entro e non oltre il 2013″,… eccetera, eccetera, eccetera.

Nel resto del mondo però non è successo ovunque così. La famosa “Rivoluzione Islandese” è il caso più eclatante, dove moltissime manifestazioni hanno portato ad un referendum che ha assunto un volto rivoluzionario. Non è che io sia a favore o meno del metodo adottato dall’Islanda, ma penso che, visto che in Italia non se ne parla proprio, sia giusto almeno conoscere la nascita e gli sviluppi di questo evento: a voi il video. (Anche perché anche in Italia ci sono molti individui che urlano a gran voce la volontà di un “referendum popolare sulle questioni economiche”. Qui e qui i link agli articoli su questo argomento.)

E se c’è chi nel mondo ha “risolto” i problemi della crisi attraverso un referendum, c’è chi cerca di combattere il Sistema attraverso una protesta intelligente. Il bersaglio? Le banche. Migliaia di cittadini (principalmente attivi nel movimento Occupy Wall Street) hanno optato per delle “banche etiche” su cui versare i propri risparmi: “people not profits” è lo slogan, “persone, non profitti”. Questi due articoli raccontano bene il caso: qui e qui.

Morale. I “piantoni” non sono solo pianti immensi, ma sono anche grandi piante di oliva, sono l’elemento che accomuna noi e la Grecia. Dai piantoni nasce e cresce l’oliva; quest’anno ha scarseggiato in quantità, ma ha abbondato in qualità.

Va a vedere che che usciamo da questa crisi a testa alta e meglio di prima eh!

Mimmo Carini