Nel Medioevo i signorotti si sfidavano a suon di torri e castelli. Chi viveva nella dimora più vicina al cielo era considerato il capetto del quartiere, il più libidinoso e ricco. Un po’ per orgoglio, un po’ per non so quale regola-non-scritta, ogni ricco mostrava le sue doti economiche e il suo prestigio sociale alla plebe, che non poteva non riconoscere la sua imponenza.
C’erano poi le gare equestri che ogni buon forzuto cavaliere doveva sostenere, per poter conquistare una dolce donzelletta (sempre per il solito discorso tira più di un paio di buoi). Lei non vedeva l’ora che la sua dolce metà sfidasse un uomo molto più mascolino di lui in duello che ammetteva un vincitore e un folgorato (dobbiamo stupirci del balconing & Co. ?).
Comunque a parte gli eroismi individuali (che non centrano nulla con questo articolo), sta di fatto che ad oggi non c’è più alcuna differenza tra un quartiere e un altro della città. Fine del Medio Evo, fine dei giochi, fine dell’orgoglio quartieristico. Ci sono ancora delle eredità culturali in alcuni paesi famosi per questo (basta pensare alla corsa dei ceri di Gubbio o ai vari pali in tutt’Italia, famoso quello di Siena), ma nelle cittadine “normalizzate” non esiste più quel sentimento popolare che ti spinge ad essere fiero di appartenere alla terra in cui sei cresciuto. Leggi l’articolo completo




